Ludovico Savioli

1795 A indice:Amori_(Savioli).djvu Raccolte di poesie letteratura Amori Intestazione 27 dicembre 2010 101% Raccolte di poesie}}{{Nota disambigua|Amori

<dc:title>Amori</dc:title> <dc:creator opt:role="aut">Ludovico Savioli</dc:creator> <dc:date>1795</dc:date> <dc:subject>Raccolte di poesie</dc:subject> <dc:rights><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it">CC BY-SA 3.0</a></dc:rights> <dc:rights><a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">GFDL</a></dc:rights> <dc:relation>indice:Amori_(Savioli).djvu</dc:relation> <dc:identifier>http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Amori_(Savioli)/XXIII_-_All%27Amica_infedele&oldid=809268</dc:relationship> <dc:revisiondatestamp>20110416215219</dc:revisiondatestamp> http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Amori_(Savioli)/XXIII_-_All%27Amica_infedele&oldid=809268

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Ludovico Savioli - Amori
XXIII - All'Amica infedele
â—„   XXII - All'Amica gelosa XXIV - La Disperazione   â–º


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Grazie agli Dii: mostrarono
     Palese i tempi il vero;
     Per loro ebbe giudizio
     4La nostra lite intero.

Io per tuo detto instabile
     Chiudeva alma Numida,
     Più mobile di zefiro,
     8Più d’oceano infida.

Pur l’amator d’Orizia
     Cedè sei volte a Flora:
     Mancò sei volte agli arbori
     12La chioma, e t’amo ancora.

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Di lungo amor doveasi
     Frutto aspettar sì amaro?
     Dillo; il rossor tu supera,
     16Se il tuo delitto hai caro.

Non aspettar ch’io debole
     La rotta fe ricordi;
     Non che la terra, e l’aria
     20De’ miei lamenti assordi.

Di quel che i fati diedero
     Abbia il tuo orgoglio assai;
     Ma non almeno ignobile
     24Di me trionfo avrai.

A Menelao che valsero
     I larghi pianti insani?
     Che del tradito ospizio
     28Dolersi ai Dii Spartani?

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Sull’alta poppa immemore
     Sedea la Greca infida,
     Voti offerendo a Venere,
     32Che lei promise in Ida:

E tu cantavi, o Proteo,
     Grecia, e ’l superbo Achille;
     Ma lieti i pin solcavano
     36Le amiche onde tranquille.

Vanne: di cure insolite
     I novi Lari attrista;
     Reca perpetue lagrime
     40In dote a chi t’acquista.

Io, se coll’atra Nemesi
     I giusti preghi han loco,
     Io l’esecrate Eumenidi
     44A te propizie invoco.

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Sian teco, e teco ingombrino
     Gli aurati cocchi oscene,
     Sian teco, e a te ministrino
     48Contaminate cene.

Veglin con esse ai talami
     Ombre al furor devote;
     Danzin nefande, e turbino
     52Le piume al sonno ignote.

Ohimè, che spero? Io pregoti
     Le Dire ultrici invano:
     Son meco, e ’l cor mi serrano
     56Colla gelata mano.

Pace, o tremende Vergini
     Prime ne’ regni inferni:
     Pace, e perdono; ascondasi
     60L’ira de’ serpi eterni.

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Le mense mie non videro
     Inorridir Tíeste:
     I fati in me non scesero
     64Del parricida Oreste.

Salvi, se il può, giustizia
     Me dal furor temuto:
     S’io sono, o Dee, colpevole,
     68Il son d’amor perduto.

So che rammento incognito
     A’ vostri voti obbietto,
     Che onnipossente è l’odio
     72Nell’agghiacciato petto.

Pur ei talor ne’ torbidi
     Abissi Amor discese.
     Ivi la notte, ed Erebo,
     76Perchè nasceste, accese.

â—„   XXII - All'Amica gelosa XXIV - La Disperazione   â–º